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Mozzarella
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| Associazione Produttori |
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Ente di Controllo |
| Consorzio Tutela Formaggio Mozzarella di bufala campana Piazzale Lobianco, 10 80143 Napoli |
Consorzio Tutela Mozzarella di bufala campana Via Nazario Sauro, 22 81100 Caserta |
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Le
prime testimonianze sulla mozzarella di bufala risalgono al 1400, quando
veniva chiamata semplicemente Mozza, perchè la fase finale del processo
di lavorazione termina con la mozzatura. In principio, il
latte di bufala veniva trasformato nello stesso locale in cui veniva
munto. Solo a partire dal 600, si passò a lavorare nelle bufalare,
caratteristiche costruzioni in muratura, dalla forma circolare con un
cammino centrale, intorno al quale, sotto l'occhio esperto di un Mastro
casaro, il latte diventava formaggio, caciocavallo, burro, ricotta, e
soprattutto provola. Dalla sua professionalità , dipendeva la qualità
della mozzarella: nella fase piú delicata della lavorazione, infatti, la
sua abilità , rappresentava l'unico punto di riferimento. Per questo, già
con l'unificazione d'Italia, si venne a creare fra Napoli e Caserta, ad
Aversa, la famosa "Taverna", che altro non era se non una specie
di mercato all'ingrosso delle mozzarelle e delle ricotte di bufala che
stabiliva quotidianamente le quotazioni in rapporto alla produzione e alla
richiesta. La Mozzarella di Bufala è un formaggio a pasta filata, molle, crudo con un particolare bouquet, ottenuto esclusivamente con latte intero di Bufala, da consumarsi subito o entro 2-3 giorni. Viene prodotta nelle regioni meridionali della Campania, Puglia, Lazio.E' un formaggio reso a Denominazione Tipica con Decreto 28 settembre 1979, pertanto da non è da confondere con il Fior di Latte che è un formaggio a pasta filata molle, fabbricato oramai in molte regioni d'Italia, ma prodotto con latte vaccino.Oltre alla qualità del latte, sono le fasi della lavorazione ad influenzare molto la bontà della mozzarella. Viene prodotta in forma globosa oppure in altre forme tipiche Per ottenere un
prodotto con una qualità organolettica costante è essenziale
standardizzare il rapporto grasso/proteine nel latte di lavorazione.Nei
diversi periodi della lattazione, si osservano nel latte di bufala ampie
oscillazioni nel contenuto di grasso mentre il contenuto di proteine resta
relativamente costante. La coagulazione
del latte viene preceduta dall'addizione di sieroinnesto naturale (detto
anche "cizza") ottenuto lasciando acidificare spontaneamente a
temperatura ambiente il siero della lavorazione del giorno precedente.
L'acidità del siero innesto utilizzato è solitamente compresa tra 40 e
60° SH/100 ml. La temperatura ottimale è fra i valori di 34 °C e 38 °C e la durata media della coagulazione non supera in ogni caso 30 minuti. La coagulazione, in base alle caratteristiche del latte (piú o meno acido) e delle modalità di riscaldamento del latte in caldaia, può essere accorciata sensibilmente. La soluzione tecnica ottimale è quella di immettere il latte in caldaia direttamente alla temperatura di coagulazione, cercando di mantenere tale temperatura costante mediante un opportuno sistema di termostatazione. Di solito, però, il latte viene caricato in caldaia a temperatura ambiente o allo stato refrigerato e si procede successivamente al riscaldamento per immissione di vapore. Le caldaie prive di dispositivo di termostatazione presentano una elevata superficie di scambio per cui già in fase di coagulazione il latte comincia a raffreddarsi. Questi problemi vengono avvertiti prevalentemente nel periodo invernale durante il quale la lavorazione compiuta artigianalmente dura sensibilmente di piú. Al livello di processo possono verificarsi effetti diversi. Da un lato
risulta un'estrema variabilità dei tempi di coagulazione, cosa che non
consente di ottimizzare i tempi di lavorazione nè di utilizzare al meglio
gli impianti. Dall'altro lato, variazioni anomale dei tempi di
coagulazione possono provocare anticipi o ritardi nell'epoca ottimale di
rottura della cagliata , con il risultato di prodotti con caratteristiche
di consistenza estremamente variabili. Gli esperti sanno bene, infatti,che
da cagliate non sufficientemente mature si ottiene un prodotto molto
compatto e duro mentre da cagliate sovrammature si ottengono prodotti
privi di nerbo che si conservano per breve tempo. La coagulazione può essere acida o enzimatica. Quella acida determina una cagliata poco elastica e con poca coesione (viene utilizzata per i formaggi caprini e per il mascarpone). La coagulazione enzimatica o presamica, invece, si ottiene per azione dell'enzima chimasi aggiunto al latte con il caglio. Si ottiene, così, una cagliata elastica, consistente e non demineralizzata, con uno spurgo uniforme. Il grasso inglobato durante la coagulazione della cagliata, dopo le operazioni di rottura, passa nel siero che verra' riutilizzato nella produzione del giorno dopo. Lo spurgo
consiste nella separazione del siero dalla cagliata. La rottura della
cagliata, favorisce lo spurgo che sarà tanto maggiore quanto piú
energica è l'azione meccanica. La rottura viene effettuata di solito
manualmente con un "ruotolo" di legno (bastone alla cui estremità
è fissato un disco di legno con la faccia esterna convessa) o con uno
spino metallico e viene portata avanti fino ad ottenere grumi caseosi
delle dimensioni di una nocciola (3-6 cm). Molta cura viene posta nelle
modalità di rottura della cagliata. La mozzatura e' un processo che si applica tipicamente ai formaggi a pasta filata e quindi anche alla "nostra" mozzarella di bufala. Dopo aver lasciato la cagliata a maturare nel siero caldo ed acido per alcune ore, si ottiene la solubilizzazione dei sali di calcio e quindi la demineralizzazione della pasta di mozzarella che, come risultato, acquista plasticità . Successivamente viene manipolata e quindi ridotta a filamenti dai quali si ottiene la pezzatura desiderata, mediante la cosiddetta "mozzatura", ossia i blocchi di mozzarella vengono presi con le mani e mozzati secondo il formato desiderato. La salatura viene
realizzata generalmente immergendo il formaggio in soluzioni saline a
diversa concentrazione, tipicamente con un contenuto di sale che varia dal
10 al 18%. La durata dell'operazione varia da caseificio a caseificio ma
in genere non supera le 10 ore per le pezzature di 400-500g. La concentrazione di NaCl nella zona centrale di una mozzarella di circa 10 cm di diametro, tenuta immersa in una salamoia al 10% è molto bassa anche per tempi molto lunghi di sosta del formaggio in salamoia. Per ottenere una concentrazione uniforme di sale nel formaggio sarebbero necessarie piú di 72 ore. Al termine della permanenza in salamoia, il formaggio risulta molto ricco di sale nelle zone periferiche, mentre già a qualche millimetro della superficie il contenuto di sale è pressochè nullo. Una volta estratto dalla salamoia e immerso nel liquido di governo la concentrazione di sale nel formaggio tende a riequilibrarsi. Dagli strati esterni in cui la concentrazione è molto alta, il sale migra verso gli strati interni. Durante la permanenza nel liquido di governo ha luogo, però, anche un altro processo diffusivo che interessa il sale contenuto nel formaggio. Il liquido di governo è generalmente costituito da una soluzione acidula contenente il 2-3% di cloruro sodico. Poichè la concentrazione di sale nelle zone superficiali del formaggio è piú alta di quella nel liquido di governo si attiva un processo di migrazione del sale del formaggio al liquido di governo. Inoltre, durante la conservazione nel liquido di governo è possibile che il livello di sale si abbassi eccessivamente provocando il progressivo sfaldamento superficiale del formaggio.Un altro aspetto negativo associato alla fase di salatura per immersione in salamoia è quello dovuto al fatto che durante questa operazione, oltre ai fenomeni diffusivi che interessano il sale, si ha una rilevante migrazione dell'acqua che, per effetto dei fenomeni di osmosi, muove dal formaggio verso la soluzione salina. Le conseguenze del processo di perdita d'acqua nel formaggio sono entrambe indesiderate e consistono nella riduzione di resa del prodotto ed un sensibile aumento della consistenza. L'affumicatura è'
una pratica che consiste nel sottoporre le mozzarelle ad un trattamento
fumigante. Successivamente
alla salatura il formaggio mozzarella viene conservato mantenendolo
immerso in un liquidi di governo. Il liquido di governo è costituito in
genere da acqua di filatura a cui viene aggiunto sale e siero acido
diluito. In alternativa viene usata acqua salata aggiunta di acido citrico
e/o lattico. La conservabilità di un prodotto è strettamente legata al tipo di materia utilizzata (latte crudo o pastorizzato) ed alla tecnologia di trasformazione. Il prodotto ottenuto da latte crudo e sieroinnesto naturale si conserva, immerso nel liquido di governo, per 3-4 giorni a temperatura di 4-10 °C senza perdere le sue caratteristiche (superficie esterna lucida, colore bianco, pasta morbida ed elastica, sapore particolare di latte fresco con punte di selvatico). Oltre tale periodo la superficie esterna si sfalda, la pasta perde la sua consistenza e diventa burrosa perdendo completamente la struttura a sfoglie sovrapposte, ottenuta con la filatura. La mozzarella ottenuta con latte pastorizzato e innesto selezionato presenta, invece, un tempo di conservazione molto lungo che può arrivare fino ad un mese (produzioni industriali). Attualmente il prodotto destinato al commercio locale viene prodotto a partire da latte crudo, mentre per il prodotto destinato all'esportazione, nazionale ed estero, viene di solito prodotto con latte pastorizzato. Decr. Pres. Cons. Ministri 10.5.93 Riconoscimento della denominazione di origine del formaggio "Mozzarella di bufala campana" Art.1 - E' riconosciuta la denominazione di origine "Mozzarella di bufala campana" al formaggio prodotto nell'area geografica di cui all'art. 2 ed avente i requisiti fissati agli artt. 3 e 4. Art. 2 - La zona di provenienza del latte di trasformazione e di elaborazione del formaggio "Mozzarella di bufala campana" comprende il territorio amministrativo di seguito specificato: Regione Campania Provincia di Benevento: comuni di Limatola, Dugenta, Amorosi. Provincia di Caserta: l'intero territorio. Provincia di Napoli: comuni di Acerra, Giugliano in Campania, Pozzuoli, Qualiano. Provincia di Salerno: l'intero territorio. Regione Lazio Provincia di Frosinone: comuni di Amaseno, Giuliano di Roma, Villa S. Stefano, Castro dei Volsci, Pofi, Ceccano, Frosinone, Ferentino, Morolo, Alatri, Castrocielo, Ceprano, Roccasecca. Provincia di Latina: comuni di Cisterna di Latina, Fondi, Lenola, Latina, Maenza, Minturno, Monte S. Biagio, Pontinia, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Sabaudia, S. Felice Circeo, Sermoneta, Sezze, Sonnino, Sperlonga, Terracina, Aprilia. Provincia di Roma: comuni di Anzio, Ardea, Nettuno, Pomezia, Roma, Monterotondo. Art. 3 - La "Mozzarella di bufala campana" è prodotta esclusivamente con latte di bufala intero, proveniente da bufale allevate nella zona di cui all'art. 2 e ottenuta nel rispetto di apposite prescrizioni relative all'allevamento e al processo tecnologico, in quanto rispondenti allo standard produttivo seguente: A) Gli allevamenti bufalini dai quali deriva il latte devono essere strutturati secondo gli usi locali con animali originari della zona di razza mediterranea, che devono risultare iscritti all'apposita anagrafe. B) II latte deve essere consegnato al caseificio entro la sedicesima ora dalla mungitura, possedere titolo in grasso minimo del 7% e essere opportunamente filtrato e riscaldato ad una temperatura variante da 33°C a 36°C. C) La coagulazione è ottenuta con l'uso esclusivo di fermenti lattici naturali derivanti da precedenti lavorazioni di latte di bufala avvenuta nella stessa zona di produzione. La rottura della cagliata viene proseguita fino ad ottenere granuli della grandezza di una noce. La maturazione della cagliata avviene sotto siero per un tempo variabile in relazione alla carica di microrganismi presenti nei fermenti aggiunti, ma oscillante intorno alle 5 ore dalla immissione del caglio. AI termine della maturazione la cagliata viene ridotta a strisce poste in appositi recipienti dove, con l'aggiunta di acqua a 95°C, viene filata e poi mozzata, onde assicurare ai singoli pezzi ottenuti la forma e le dimensioni previste. Questi vengono prima posti in acqua fredda per pochi minuti e poi in salamoia per la fase di salatura cui segue il confezionamento. II prodotto può essere affumicato solo con procedimenti naturali e tradizionali: in tal caso la denominazione di origine deve essere seguita dalla dicitura "affumicata". D) Forma: oltre alla forma tondeggiante, sono ammesse altre forme tipiche della zona di produzione quali bocconcini, trecce, perline, ciliegini, nodini. E) Peso variabile da 20 g a 800 g, in relazione alla forma. F) Aspetto esterno: colore bianco porcellanato, crosta sottilissima di circa un millimetro con superficie liscia, mai viscida nè scagliata. G) Pasta: struttura a foglie sottili, leggermente elastica nelle prime otto-dieci ore dopo la produzione ed il confezionamento, successivamente tendenza a divenire piú fondente: priva di difetti quali occhiature, provocati da fermentazioni gassose o anomale; assenza di conservanti, inibenti e coloranti; al taglio presenza di scolatura in forma di lieve sierosità biancastra, grassa, dal profumo di fermenti lattici. H) Sapore: caratteristico e delicato. I) Grasso sulla sostanza secca: minimo 52%. L) Umidità massima: 65%. Art. 4 - II formaggio a denominazione di origine "Mozzarella di bufala campana", deve recare apposto all'atto della sua immissione al consumo il contrassegno di cui all'allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto, nel quale risultino individuati la provenienza geografica e gli estremi della decretazione con cui si è riconosciuta la denominazione stessa, a garanzia della rispondenza alle specifiche prescrizioni normative. La "Mozzarella di bufala campana" prodotta con latte proveniente da bufale allevate a stabulazione semilibera in limitati paddock all'aperto, nell'ambito e con tecniche tipiche della Piana del Sele, può usare nella sua designazione e presentazione la qualificazione "Piana del Sele". La "Mozzarella di bufala campana" prodotta con latte, proveniente da bufale allevate a stabulazione semilibera con ricorso al pascolamento, nell'ambito e con tecniche tipiche del casertano, può usare nella sua designazione e presentazione la qualificazione Piana del Volturno o "Aversana". La "Mozzarella di bufala campana" prodotta con latte proveniente da bufale allevate a stabulazione semilibera, in limitati paddock all'aperto e con ricorso al pascolamento nell'ambito e con tecniche tipiche del basso Lazio, può usare nella sua designazione e presentazione la qualificazione "Pontina". Art. 5 - E' abrogato il D.P.R. 28.9.79 |
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