Sei in > formaggio.it > News > Latte A2 : Il latte dal gusto di una volta

In origine tutto il latte bovino pare fosse di tipo A2.

di Fernando Marzillo

Nel dinamico mondo commerciale del latte fresco l’offerta è molto ampia: sugli scaffali dei supermercati, compaiono sempre più numerosi latti speciali con differenti caratteristiche: più digeribili, delattosati per gli intolleranti, arricchiti di vitamine e calcio, per arrivare al latte biologico, quello di montagna ecc. Nell’ ultimo anno è comparso in Italia un latte che per caratteristiche, sapore e gusto vuole assomigliare a quello di una volta.

E’ questo il caso della Granarolo che da pochi mesi commercializza un tipo di latte definito per l’appunto : latte dal gusto di una volta.

Ma quali le caratteristiche di questo prodotto denominato anche A2, e perché il senso di tante ricerche che in questa direzione si moltiplicano?

La sigla A2 non è casuale, ma si riferisce alla frazione β della caseina che esiste principalmente nelle due varianti: A1 e A2 le quali differiscono per la presenza in posizione 67 della catena amminoacidica della istidina nel caso della A1 e della prolina nel caso della A2. Questa minima differenza apparentemente insignificativa, è stata oggetto dello studio di due ricercatori neozelandesi (Corran McLachlan e Bob Eliot), che per primi nel 1993 approfondendo gli studi, giunsero alla conclusione di una diversa capacità digestiva una volta che il latte viene ingerito dall’uomo.

Infatti durante la digestione la variante A1 sembrerebbe formare una sostanza denominata BCM-7 (beta-casomorfina 7), un oppioide naturale con un effetto potenzialmente negativo per la comparsa di alcune patologie. La BCM-7 non si formerebbe invece durante la digestione del latte A2 per questo ritenuto più digeribile perché indurrebbe nei consumatori una minor intolleranza al lattosio nonché una minor incidenza di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 1.

A quanto detto, va premesso che in origine tutto il latte bovino pare fosse di tipo A2 e che solo a seguito di una mutazione sarebbe comparsa la forma A1 oggi peraltro maggiormente diffusa. Per contrastare un trend che vede ridurre il consumo di latte, ma anche per soddisfare i consumatori attualmente sensibili verso prodotti ad azione nutraceutica come probabilmente il latte A2, si spiegherebbe l’interesse di numerosi allevatori i quali attraverso piani di selezione genetica mirano ad aumentare la presenza negli allevamenti di razze come la Guernsey, Jersey, Bruna, Pezzata Rossa e Frisona che in ordine decrescente presentano la frequenza della beta caseina A2 nell’allele desiderato (animali omozigoti con genotipo A2 A2).

Nel 2007 la New Zealand Food Security Autority e l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), evidenziarono la necessità di approfondire il tema per aumentare il numero di dati disponibili ed affidabili al fine di giungere a conclusioni scientifiche certe. Oggi le ricerche in questo senso sono ancora in corso, ma il riflesso di natura economica è gia’ ben evidente: il latte A2 copre il 12% del mercato australiano ed è in crescita in Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti e Cina. In U.S.A. il latte della A2 MilK Company, ha superato le vendite di latte biologico ed è tra i prodotti richiesti della prima infanzia.

E in Italia? Siamo solo agli albori di questa nuova formula commerciale che ricerche e tempo potranno confermare. Per adesso buon ferragosto a chi mi legge, magari brindando con un buon bicchiere di latte A2.

2 risposte a “Latte A2 : Il latte dal gusto di una volta”

  1. buonasera sono Maela da Marghera provincia di Venezia vorrei sapere se ci sono formaggi, mozzarelle necc… fatti con il latte A2 e quali sono. grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizia una nuova discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *