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Analogamente a quanto avveniva con i forni di paese, le latterie turnarie erano un tempo capillarmente diffuse in tutto l’arco alpino

Proseguono le iniziative dell’Ecomuseo delle Acque per sostenere e valorizzare la Latteria turnaria di Campolessi. Si sa che i progetti dell’Ecomuseo sono inevitabilmente lunghi ed elaborati: quello relativo al sistema turnario è stato avviato una decina d’anni fa, per allargarsi ed assumere col tempo una dimensione extraregionale. All’interno del quadro progettuale, numerosi sono stati gli eventi che hanno connotato il percorso: l’assegnazione del Presìdio Slow Food al formaggio della latteria di Campolessi, la partecipazione a mercati e fiere per promuovere i prodotti, il lancio della campagna “Amica mucca”, la realizzazione del film documentario “Latte nostro”, la stesura della “Carta dei princìpi delle latterie turnarie”, oltre al coinvolgimento nel progetto di altre realtà produttive che continuano a puntare sulla qualità ed eticità proprie della caseificazione collettiva.

La Latteria turnaria di Campolessi, il Caseificio turnario di Peio (Trento) e la Latteria turnaria di Valmorel (Belluno), a cui si aggiungerà un microsistema cooperativo per la lavorazione del latte attivo in Slovenia nei dintorni di Tolmin, si sono messi in rete condividendo proposte e iniziative. Essendo a fine anno, è tempo del Lunario 2022: è dedicato agli allevatori e ai casari, benemeriti, delle latterie che si sono, per così dire, “gemellate”. Verrà presentato a Valmorel il 17, a Gemona il 23 e a Peio il 27 dicembre. Le immagini raccolte nel lunario fanno parte di un servizio fotografico che Graziano Soravito ha dedicato ai protagonisti delle tre latterie del Nordest. La documentazione si allargherà alla realtà slovena, per dare forma e sostanza a una mostra itinerante da allestire nei paesi che fanno da cornice a queste straordinarie realtà economiche e sociali.

Analogamente a quanto avveniva per la panificazione con i forni di paese, le latterie turnarie erano un tempo capillarmente diffuse in tutto l’arco alpino, a servizio di un sistema insediativo fortemente radicato anche nelle aree più marginali. Ogni borgo, in montagna ma spesso anche in pianura, aveva la sua latteria turnaria (ce n’erano 652 in Friuli all’inizio degli anni Sessanta, con una lavorazione media annua di 3.705 quintali di latte). Era il modo per poter utilizzare tutto il latte prodotto nella stalla: una parte veniva trattenuta dall’allevatore per il consumo giornaliero della famiglia e una parte portata in latteria per fare il formaggio. La quantità conferita veniva segnata in un libretto, accumulando così un credito in formaggio e burro da riscuotere periodicamente. Come allora, ancora oggi c’è un patto tacito tra gli allevatori delle poche latterie turnarie ancora attive: va prodotto il miglior latte, ottenuto da mucche che vivono bene, non stressate e alimentate con erba e fieno. Il burro e il formaggio artigianali che si otterranno, saranno di assoluta qualità.

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