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Il Portale del Formaggio

 

 

Poesie

Il formaggio

 

Sarà bene parlando di un mio modo

di abitare nel mondo del presente

(un sistema spaziale dove scambio

forma e corpo con quanto mi sta attorno

con le cose alle quali vado incontro

per vivere in loro e loro in me)

sarà bene riveli che tal modo

di stare vicino al quotidiano

mi fu chiaro ab initio una mattina

avevo fame, era tempo di guerra

da parte a parte guardavo nei buchi

di una fetta sottile di formaggio

cosÏ assorto mi sentivo rapito

ed ero un poí di qua e un poí di là.

 

Luciano Erba

 

Parole e fatti

 

Certi Sorcetti pieni de giudizzio

s'ereno messi a rosicà er formaggio,

fecero finta de tené un comizzio.

Un Sorcio, infatti, prese la parola

con un pezzo de cacio ne la gola.

 

Colleghi! - disse - questa è la più forte

battaja der pensiero che s'è vista:

io stesso lotterò pe' la conquista

de l'ideale mio fino a la morte!

Voi pure lo farete, so' sicuro... -

Ogni Sorcetto j'arispose: - Giuro!

 

Fanno le cose propio ar naturale,

disse er Miciotto - come fosse vero.

L'appetito lo chiameno Pensiero,

er formaggio lo chiameno Ideale...

Ma io, però, che ciò l'Istituzzione,

me li lavoro tutti in un boccone.

 

Trilussa

 

Cortometraggio

 

Nel buio rotondo
della sera,
lancio dalla finestra
un sentimento...
Un piccolo gattino nero,
esce da un angolo tutto
illuminato.
Sembra contento,
infatti non rientra,
sfida il vento.
Poi guarda in alto,
verso di me
coi suoi faretti d'oro.
Mentre fa acrobazie giocose
con la coda.
Per lui, io sono un'ombra
silenziosa,
forse una sorta di miraggio...
un pezzo di formaggio.

 

Maria Grazia Nigi

 

Le storie

 

sul tavolo apparecchiato al desinare
scorrono faville di desideri.
Burrascano i fantasmi,
veleggiano ombre di candele.
Parlano sottovoce cascate di perle
dorate di miglio, amarognole di fiori
di broccoli.
Odori di formaggio invaporano,
fantasticano le fedi, nei firmamenti
le stelle inteneriscono in parole.

Romeo Giuli

 

L’accattone


Lo sguardo scivola
oltre le sbarre
e si sperde agli angoli dei palazzi
dove altri accattoni
si smarriscono in viaggi mai intrapresi
e firmano i registri
sui tavoli dei musei chiusi.
Solo un piatto caldo di minestra,
abbandonato su un tavolo di bar,
lasciato da un cliente insoddisfatto,
solo quello assapora,
guardando un filo di fumo
che si disperde nel nulla.
Ferma la mano del cameriere
che vuota il tutto
nel bidoncino degli avanzi.
Che buffo il mondo,
sospira,
e tira fuori dalla sacca
un pane raffermo
e un tozzo di formaggio.

Salvatore Armando Santoro

 

Apoteosi

L'aurora di roseo pallore
s'affaccia sui monti del Teso
e filtra tra i rami dei faggi
svegliando nei nidi gli uccelli.
Inizia un concerto armonioso
di trilli, di toni sonori,
un vociare di merli tra i rovi,
di cornacchie che prendono il volo.
Lancia l'urlo il cuculo dal bosco,
gli risponde un cor d'usignoli.
Mentre torna guardinga la volpe
coi volpini alla tana sicura
ed il cervo risalta la siepe
e scompare nella fitta radura,
il cinghiale attraversa il sentiero
con i piccoli in fila indiana
che si sbandano
grugnendo assordanti
tra i castagni ed i lecci del bosco.
I leprotti saltellan veloci
e si drizzano in piedi a guardare
se la volpe è davvero lontana,
poi continuano tranquilli a brucare
l'erba fresca e ancor piena di guazzo.
Ora il sole s'affaccia tra i monti,
filtra dolce e s'adagia tra i rami,
scende in fondo a scaldar le radici
delle querce arroccate nel piano.
Il ruscello borbotta festoso,
s'inargenta dei raggi del sole,
che disegnano strane formelle
tra le rive scoscese e tra i sassi
levigati dall'acqua che scorre.
Giù dal piano arriva il pastore
con le pecore e canta contento:
sogna già tanti freschi formaggi
allineati nelle cave a seccare
e un tocco di buona ricotta
col pan nero mangiare e gustare.

Salvatore Armando Santoro

 

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